Queste righe le ho scritte per raccontare come e perché lavoro, prima ancora di cosa creo.
Credo che l'origami vada vissuto con consapevolezza e cura: verso la forma, verso chi l'ha creata e verso chi la indossa.
Il mio lavoro nasce da un profondo rispetto per l’origami come arte, come disciplina e come linguaggio culturale.
Ogni modello che utilizzo non è mai “solo una forma”, ma il frutto dello studio, della ricerca e del pensiero di qualcuno. Per questo conosco l’origine dei modelli che piego, so da quali libri provengono, chi li ha progettati, in quale contesto sono nati. E quando un modello ha un autore vivente, chiedo sempre il permesso per utilizzarlo nel mio lavoro artigianale.
Nel corso degli anni ho instaurato un dialogo diretto con molti origamisti internazionali, chiedendo autorizzazioni esplicite per trasformare i loro modelli in gioielli. In alcuni casi mi è stato chiesto di citare l’autore, in altri di piegare personalmente ogni pezzo; condizioni che ho sempre rispettato con cura e gratitudine. Questo rapporto umano e professionale è parte integrante del mio lavoro.
Ci sono modelli che non realizzo volutamente: non perché non siano belli, ma perché non mi rappresentano o perché sento che snaturerebbero il senso del mio fare. L’origami, per me, non è mai un gesto automatico o ripetitivo, ma un atto consapevole, preciso, meditato.
Ogni gioiello che creo è piegato interamente a mano da me, con attenzione maniacale alla precisione e al dettaglio. Non delego la piega, non standardizzo il processo, non semplifico ciò che merita tempo. È una scelta etica prima ancora che estetica.